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Super User

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Lunedì, 12 Maggio 2014 13:11

Le domeniche di Maggio 2014

III DOMENICA DI PASQUA
Anno A - 4 maggio 
Salterio: III sett. 
Lezionario: At 2,14a.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35
 
Lo riconobbero dal pane dato
Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista.
Lunedì, 07 Aprile 2014 12:39

Aprile 2014

V DOMENICA DI QUARESIMA. 

Anno A - 6 aprile  - 

Lezionario: Ez 37,12-14; Sal 129; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45

 
Io sono la Risurrezione
Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami, è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e Maria sua sorella e Lazzaro.
 
Tra Gesù e i suoi discepoli c’è una relazione di amicizia. È Gesù stesso che inizia questa relazione. Quello che Gesù compie per Lazzaro è simile all’amore che nutre per ciascuno di noi; egli si preoccupa e si occupa dell’amico. La fede nella risurrezione dai morti nel popolo ebraico non era frutto di ricerca intellettuale, ma nasceva dall’esperienza di sentire Dio come amico, il suo amore è fedele e non abbandona nei momenti di difficoltà.
 

DOMENICA DELLE PALME 

Anno A - 13 aprile 

Lezionario: Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mt 26,14 - 27,66 

 
 
Il prezzo di una vita
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Giuda pattuisce un prezzo per Gesù. Il dono incommensurabile di Dio all’umanità è venduto con un prezzo di trenta pezzi d’argento, il valore di un somaro o di uno schiavo. E Gesù arriva in Gerusalemme cavalcando un somaro e sarà trattato dal potere come uno schiavo. Come per un passa- mano, Giuda «consegna» Gesù ai nemici, questi a Pilato, Pilato alla folla e la folla alla croce. Il punto di arrivo della carità. Anche la nostra vita è un «consegnarsi» per amore alla costruzione della pace.
 

PASQUA: RISURREZIONE DEL SIGNORE

Anno A - 20 aprile

Lezionario: At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4  Gv 20,1-9

 
Cristo è risorto
Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
 
Il sepolcro vuoto di Cristo è un punto di convegno dell’umanità. «Maria, come i discepoli, ignorava che il grembo della madre terra potesse accogliere suo figlio Gesù. Il Crocefisso, Signore della storia umana, è entrato nel regno della morte per farle restituire alla vita il suo bottino». Dio amante della vita non disprezza nulla di quanto ha creato.
 

II DOMENICA DI PASQUA

Anno A - 27 aprile

Lezionario: At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31

 
Portatore di pace
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro ai quali perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro ai quali non perdonerete, non saranno perdonati».
 
Gesù si presenta a noi come il datore di pace. Gioia e pace sono le aspirazioni più grandi dell’animo umano, per questo Gesù Risorto è «pace gioiosa e gioia pacificante»: è il suo modo veritiero di essere tra noi. Per questo il cuore della missione dei discepoli è uguale a quello di Gesù: amare. Solo amando il fratello che Dio ci pone accanto, entriamo nella sua famiglia come figli amati e benedetti. 
 
Mercoledì, 12 Marzo 2014 16:54

Marzo 2014

8ª domenica Tempo Ord. 

Anno A  - 2 marzo - Salterio: IV sett. 

Lezionario: Is 49,14-15; Sal 61; 1Cor 4,1-5; Mt 6,24-34
 

Nessuno serve due padroni

«In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Come nessuno può cavalcare due cavalli così non si può servire due padroni. Sant’Agostino diceva: «Chi è schiavo della mammona, il denaro, è schiavo di colui (il diavolo) che, a causa della sua perversità fu posto a capo delle cose terrene, è definito dal Signore principe di questo mondo». A volte nella nostra vita cerchiamo ostinatamente di mettere insieme Dio e il nostro idolo e così zoppichiamo da due parti. Dio tollera di essere ignorato, ma non di essere secondo; in questo caso non sarebbe più Dio. Qualunque idolo Gli si mette davanti cade in frantumi come una statua dai piedi di argilla.
 
1ª domenica di Quaresima 
Anno A - 9 marzo - Salterio: I sett. 
Lezionario: Gen 2,7-9; 3,1-7; Sal 50; Rm 5,12-19; Mt 4,1-11 
 

Vattene, Satana

«E fattosi avanti, il tentatore gli disse: “Se sei figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ora egli rispondendo gli disse: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Le nostre tentazioni sono come l’ombra di un bene desiderato. La tentazione spunta quando noi cerchiamo il bene e si pone come un ostacolo così che perdiamo l’entusiasmo nel ricercare il bene e finiamo di farci accarezzare dalla pigrizia, dicendo: «è troppo faticoso, è difficile, impossibile e, poi, la gente che dirà delle mie scelte?». Oppure la tentazione ci fa cercare il bene su strade sbagliate. Per questo è necessario invocare quell’intelligenza evangelica che ci permette di dare il primato alla Parola di Dio. Con il discorso del cambio delle pietre in pane, la Parola “ci” suggerisce che l’uomo è mantenuto in vita ma non è la vita. Tutta la nostra tensione è di procurarsi il pane per mantenere la vita, ma l’errore generatore di tutti gli sbagli è di pretendere di possedere la vita.
 
2ª domenica di Quaresima
Anno A - 16 marzo - Salterio: II sett. 
Lezionario: Gen 12,1-4a; Sal 32; 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9
 

È mio Figlio, ascoltatelo

«Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”... Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”». 
Pietro, il generoso, ha capito che essere là con Gesù era bello. Sul volto di Gesù splendeva la bellezza originaria nella quale Dio aveva creato il mondo. Il libro della Genesi a ogni tramonto di un ipotetico giorno scrive: «E Dio vide che era una cosa buona». Lontano da questa luce è brutto, ci stiamo a fatica, perché non siamo ciò che dovremmo essere. Per questo la creatura umana è un pellegrino in cerca di un Volto luminoso, davanti al quale sta contento come a casa sua, perché ha trovato un Volto di famiglia. Nella luce si ode una voce: Dio è voce. La sua voce è nota a noi come Verbo incarnato. Chi ascolta Gesù, trasforma il suo volto nel Volto; anche noi irradiazione della luce di Dio.
 
3ª Domenica di Quaresima 
Anno A - 23 marzo - Salterio: III sett. 
Lezionario: Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42
 

Sorgente zampillante di eterno

«Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”».
La molla del desiderio di questa donna è «un di più» aperto all’infinito. Gesù ravviva i desideri più profondi assopiti in noi dalle delusioni e dalle paure. Ogni creatura umana porta nel cuore il desierio di trovare una fonte che disseti la sua brama di vita e di felicità. Qualche volta ci illudiamo e vorremmo stare a manovrare i fiumi sotterranei della gioia usurpando il ruolo di Dio fonte della vita. L’unica possibilità di vivere è quella di accettare di essere dono legato alla sorgente dell’amore che trabocca dall’intimo del cuore.
 

Niels Steensen

di Gabriele Cantaluppi

 

 

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Nel giugno del 1664, lui luterano, a Livorno assiste alla processione del Corpus Domini e ne è così colpito che decide di approfondire la conoscenza del cattolicesimo, in linea con la sua convinzione che “in questioni di scienze naturali è bene non legarsi ad alcuna teoria… ma traiamo il nostro sapere solo da esperimenti ed osservazioni”. In altre parole è l’esperienza la vera via che conduce alla conoscenza della verità, e in questo caso “la santità della vita - cioè la concreta testimonianza di un popolo unito nell’adorazione all’Eucaristia - dimostra la verità di una dottrina”.

Giovedì, 04 Febbraio 2016 14:36

Un abbraccio misericordioso che seduce il cuore

Margherita Maria Alacoque

di Gabriele Cantaluppi

Morta ad Annecy nel 1690, Santa Margherita Maria Alacoque fu beatificata quasi due secoli dopo nel 1864 e canonizzata nel 1920, tanto da far dire ai promotori del processo di beatificazione che: “ci vogliono più formalità per far dichiarare un Santo, che per farsi santi”. La ragione di tanto ritardo sta nell' opposizione alla devozione al Sacro Cuore da parte dei giansenisti e di qualche gruppo cattolico. Ancora oggi la “grande promessa” rivelatale da Gesù non riscuote simpatia da parte di alcuni: “Ti prometto, nell'eccessiva misericordia del mio Cuore, che a coloro che si accosteranno alla sacra mensa per nove mesi consecutivi, ogni primo venerdì del mese, l'onnipotente amore del mio Cuore concederà il dono della penitenza finale: non moriranno in stato di peccato, né senza ricevere i santi sacramenti e il mio Cuore in quegli ultimi istanti sarà per loro sicuro asilo”.

Giovedì, 03 Dicembre 2015 13:38

Figlio della tradizione con animo innovatore

Pieter Van De Meer

di Gabriele Cantaluppi

La storia della sua conversione è stata narrata in un volume da lui stesso tradotto in francese “Journal d’un converti” (Parigi 1921), che va dal 1907 al 1911, quando il 24 febbraio, nella chiesa di San Medardo a Parigi riceve insieme con suo figlio il battesimo, prendendo egli il nome di Pieter Mathias e il ragazzo quello di Pieter Léon. Padrini sono due convertiti, Léon Bloy e Jacques Maritain.

Giovedì, 03 Dicembre 2015 13:37

Figlio della tradizione con animo innovatore

Pieter Van De Meer

di Gabriele Cantaluppi

La storia della sua conversione è stata narrata in un volume da lui stesso tradotto in francese “Journal d’un converti” (Parigi 1921), che va dal 1907 al 1911, quando il 24 febbraio, nella chiesa di San Medardo a Parigi riceve insieme con suo figlio il battesimo, prendendo egli il nome di Pieter Mathias e il ragazzo quello di Pieter Léon. Padrini sono due convertiti, Léon Bloy e Jacques Maritain.

Maria Goretti

di Gabriele Cantaluppi

Poche righe: la stampa di quel luglio 1902 riportava sommessamente la notizia dell’uccisione della giovane dodicenne Maria Goretti, avvenuta il giorno prima alla Conca di Nettuno. Solo il quotidiano romano “Il Messaggero” dedicava al ”brutale assassinio” un’intera colonna, sottolineando l’eroismo della giovane che aveva saputo resistere alle oscene proposte del ventenne Alessandro Serenelli. Anche la stampa cattolica mostrò atteggiamenti di riserbo, quando ancora nel 1939 il processo canonico stentava ad andare avanti perché “si tratta di un fattaccio così sconcio che non si ha il coraggio di mandarne la protagonista sugli altari”. Cose d’altri tempi: a noi oggi, abituati a ben altra cronaca, il sacrificio di questa giovane riporta agli Atti delle prime martiri dell’epoca cristiana.

Mercoledì, 10 Giugno 2015 14:59

Precursore dei moderni sistemi educativi

Padre Luigi Monti

di Gabriele Cantaluppi

E' notte fonda e Luigi dorme un sonno agitato: non solo le tenebre esteriori lo circondano, ma anche nel suo animo viveva l’amarezza di chi si sente tradito nei suoi ideali. Diciotto giovani, che avevano condiviso la sua scelta di servire gli ammalati con passione, erano stati respinti dall’Ospedale Santo Spirito a Roma, nonostante ne avessero pieno titolo. Li aveva mandati perché fossero infermieri animati da vera compassione verso gli ammalati, e non semplicemente mercenari, ma a non volerli erano stati i Cappuccini, cappellani in quel nosocomio, che preferivano privilegiare i loro terziari. Però un sogno e una voce lo rincuorano: “Luigi, non rattristarti” gli dicono Gesù e Maria apparendogli.

Mercoledì, 18 Febbraio 2015 15:52

Una particella di dio nascosta in un diario

Claudio Contarin

di G. Cantaluppi

L’uscita dal pub era stata gioiosa, dopo una serata tra amici, tutti bravi ragazzi, impegnati nello studio, nel lavoro e nello sport. Claudio, Matteo, Francesco e Riccardo si sentivano orgogliosi di poter tornare a casa a bordo dell’Alfa 116, prestata dal padre di uno di loro. 
Una curva sulla strada che porta a Camisano Vicentino, forse presa a velocità un po’ sostenuta, ma sicuramente non eccessiva, vista l’ubicazione, o magari qualche altro motivo, solo nel cuore di Dio rimane il segreto che ha segnato il tragico destino di quattro giovani vite diciannovenni. Dopo avere sbandato ed essersi scontrata con il parapetto di un ponte, l’auto si è rovesciata finendo nel canale. Tutti morti sul colpo, tranne uno; ma anch’egli non ce l’ha fatta ed è spirato dopo i primi soccorsi.  
Sembrerebbe una delle tante cronache a cui purtroppo in questi tempi siamo abituati, se non fosse perché lo Spirito Santo ha voluto che da tanto dolore si sprigionasse una luce di fede e di speranza.
Uno di loro, Claudio, ha lasciato un’agenda su cui notava le sue riflessioni, un diario di cui neppure i genitori conoscevano l’esistenza, ora edito dall’emittente berica “Radio Oreb”.
Sì, un giorno, entrando nella camera del figlio, il padre l’aveva sorpreso in ginocchio a pregare, ed egli si era subito alzato, forse per essere stato scoperto in un suo segreto rapporto con Dio. Ma quel figlio era come tanti altri giovani, pur buoni e seri. Terminate le classi superiori, si era iscritto all’Isfav, la scuola di fotografia che, anche grazie alla professione del padre, costituiva insieme al calcio la sua passione e nella quale aveva talento, come testimoniano le foto annesse al suo diario. 
Aveva tanti tratti comuni ai suoi amici abituali:  le serate di divertimento al bar e in discoteca, il piacere di qualche bicchiere e della sigaretta e - perché no? - anche qualche simpatia verso le belle ragazze.
Aveva però incontrato Qualcuno che lo aveva conquistato: con Lui parla con spontaneità e naturalezza, chiamandolo Papà, a volte anche affettuosamente Papi o Pà. Tratta con gli Angeli, primo fra tutti il proprio Angelo Custode e con i Santi, suoi amici. Alla Madonna, la Mamma, va con trasporto: “Quanto ti vorrei abbracciare”, scrive.
è talmente amico di Gesù che lo invita a giocare o ad accompagnarlo al bar: “Oggi vieni a divertirti con me?”.
Come può un giovane definire lo Spirito Santo “la parte di Dio che brilla in noi”, se non è lo Spirito stesso a suggerirglielo?
Claudio non apparteneva ad alcuna forma di associazionismo parrocchiale o di altro tipo, però credeva che l’amore di Dio per lui fosse anche un riflesso delle cure prestate da suo padre Alberto, durante un pellegrinaggio in Terra Santa, a un bambino disabile di nome Yossi (Giuseppe in ebraico). Commenta: «Ora Alberto è tornato a casa, al primo maschio ha messo il nome Yossi (è il secondo nome di Claudio). La sua vita non è più la stessa: ad Alberto piace pregare, trovare un momento di pace e di sollievo con Dio. Usa tutte le sue energie per la sua famiglia, usa tutto il suo cuore per Dio. Negli occhi di quel bambino ha visto Gesù, l’ha aiutato».
Sembra quasi che avesse intuito la brevità della sua vita quando scrive: «Non sappiamo quanto tempo ci rimane. Forse poco, forse ancora tanto».
Anche per lui ci sono stati giorni in cui ha dovuto farsi forza per superare l’abitudinarietà, ma sapeva di non essere solo perchè c’è il suo “Papà”: «Ogni giorno che passa, per quante difficoltà io possa avere, ci sei tu, qui, presente!». E ancora: «Dacci una mano Papà, aiuta il nostro cuore a essere pronto a raccogliere il piccone dello Spirito Santo, a salire il muro… se saliremo, grazie a te arriveremo dall’altra parte… ci saranno poi altre difficoltà ancora più dure del muro… ma non ci volteremo».
Il proposito di «da fuori mostrare sempre un gran sorriso, grinta, voglia di vivere e aiutare gli altri» lo invita a chiedere di «essere leone perché il coraggio è la forza, la grinta riempie e iniziar così il cammino, forte come il leone, dolce come un bambino».
In un momento di panico, in cui confessa di non riuscire a pregare per l’inquietudine, si affida alla Madonna: «Chiedi alla Mamma un po’ di dolce calma e poi con lei torna a pregare e ora che c’è lei nella tua mano mi raccomando non ti preoccupare». 
Di amici ne aveva tanti fra i Santi: quasi ogni pagina del suo diario si chiude con «Claudio & san... e tutti noi». In una poesia definisce ogni Santo una nuvola che sorregge il trono del Signore e conclude: «Anch’io voglio essere una nuvola!». «Caro Angelo, scrive all’Angelo Custode, la cosa più bella sarebbe arrivare da Dio con te mano nella mano. Aiutami a resistere alle tentazioni e aiutare gli altri come tu aiuti sempre me».
Pensa anche al suo avvenire, quando, parlando di San Giuseppe, confida: «Egli lavora, porta a casa il pane e la fede nella propria famiglia. Se sarà ‘fare il papà’, nel progetto di Dio, lo farò ascoltando quando mi parla e dicendo: ‘Ecco il tuo servo: sia fatta di me la tua volontà!».
L’itinerario gli è chiaro: «Così vive il Santo. Sempre con quel profondo desiderio di esserlo… E la giornata il Santo come la vive? Sempre con gli occhi ‘brillanti’ di Gesù» perché «anche semplici sorrisi, ma davvero sinceri, sono questi i veri miracoli». E chiede al Signore: «Il calcio mi ha dato grande soddisfazione verso di te. Ma aiutami… a far giocare la palla con il cuore» e chiede di poter vedere in ogni sua azione «il volto di Gesù. Così davvero colorerò la mia vita».
Paragona i santi alle campane: «Come le campane di casa Tua che chiamano così soavemente e timidamente, così un santo chiama il prossimo suo”.
La certezza di essere amato da Dio, aiuta Claudio a vivere coerentemente anche l’esperienza della fragilità e del peccato.
Ricordando le parole di Gesù misericordioso a suor Faustina Kowalska: «Tu sei la gioia e la delizia del mio cuore», scrive: «Anch’io quando non riesco ad ascoltare il mio cuore perché il male mi atterra, me lo ripeto… e tu vieni a soccorrermi».
«Ho peccato. Oggi non sono andato a messa. Oggi è il giorno del Signore. Se cadiamo perchè noi non riusciamo a sentirti, allora ti prego aiutaci a chiedere scusa, a rialzarci e a tornare da te più forti di prima. Sapendo che il tuo cuore è più tenero di un bacio della Madonna». 
Il rapporto di Claudio con il suo “Papi” è alimentato dalla preghiera: «Mi sono svegliato, oggi ho un profondo desiderio di te!». Si sente un’ape che si posa sul fiore aperto per saziarsi: quel fiore è Dio. La preghiera non è solo mettersi in ginocchio, ma anche «un continuo ‘dare’ a Dio» nel povero, e un continuo ricevere da Dio: è quello che lo colpisce nella vita di Madre Teresa.
Non mancano momenti di “deserto” per stare a tu per tu con Gesù.  In un giorno del settembre 2007 segna sulla sua agenda: «Programmare un giro con Gesù: in bici sui colli, da solo o in compagnia di chi preghi te; cose da portare, rosario e vangelo; optional, qualcosa da mangiare e da bere così da fare merenda con Gesù». 
Si impegna: «Ho deciso per avvicinarmi alla preghiera che ogni lunedì mi impegnerò di più a pregare». Tanto da chiamarlo ‘lunedì di preghiera’, perché «la preghiera è importante per respirare attimi di aria celeste, per far brillare i nostri occhi di gioia, per ristabilire forte il sorriso nelle mie giornate». E ancora: «Nella preghiera voglio rifugiare la mia vita» per «vivere sentendo il battito del cuore…  fidandoci e mettendo radici salde in Dio, sapendo che la sua volontà è solo amore. E Dio lo troviamo nella preghiera».
Claudio ha diciannove anni ed esplode di  gioia: è pieno di gratitudine per quello che ha ricevuto da Dio,  dalla famiglia e dagli amici, con la voglia di regalare un sorriso a chi incontra: «Là, dove manca un sorriso, io lo porterò. Un amico è importante, un sorriso vale una vita. E entrambe le cose si possono sempre dare».
Il segreto della gioia di Claudio lo troviamo anche in due sue affermazioni: «Solo nell’umiltà si trova la vera ricchezza… invece di lamentarsi bisogna guardare le cose che abbiamo».
C’è una fotografia di Claudio nel suo diario in cui il cielo azzurro appare al di là di un intreccio di rami e che egli commenta come simbolo della lotta dell’uomo nello sforzo di aprirsi il varco verso il cielo per arrivare a Dio. Una fatica che anche lui ha vissuto, «ma da fuori mostrare sempre un gran sorriso, grinta, voglia di vivere e aiutare gli altri».
 
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