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Settembre 1919
Dicembre 1919
In quest’anno 2018 ricorrono i 110 anni dalla nascita e 50 dalla morte di Giovannino Guareschi che nel registro del battesimo porta anche il nome di Giuseppe.
Quando, all’età di 60 anni, Dio ha deciso di sciogliere gli ormeggi che lo legavano alla terra, che aveva amato e servito, Giovannino se ne andò in silenzio. Quando morì Guareschi erano passati neanche venti anni dai fatti raccontati, a puntate quindicinali, su diverse testate. L’anno in cui morì, in quell’anno ’68, questo “piccolo mondo antico” ha registrato un cambio radicale, siamo entrati in una nuova epoca. E questo non solo perché in quell’anno abbiamo avuto ben tre papi, ma la vita sociale ha cambiato volto, stile di vita e prospettive. In questo cinquantesimo anniversario del passaggio di Giovanni Guareschi alla vita eterna, ci sembra doveroso sottolineare un’affinità elettiva con Gesù, tanto da prestargli parole sagge per rettificare quelle sbavature pastorali sulle quali la pur zelante cura del “buon pastore” zoppicava.
In Gesù tutte le promesse di Dio sono diventate un «sì» (cf. 2 Cor 1,20). In lui trovano il loro pieno compimento tutti gli «eccomi» che abbiamo sentito risuonare attraverso le pagine sacre, dall’“eccomi” di Abramo fino a quello di Maria santissima.
Nella Lettera agli Ebrei, la missione redentrice di Cristo è come racchiusa tra due «eccomi», quello della sua entrata nel mondo e quello del suo ritorno al Padre dopo la passione e morte.
Si legge nella Sacra Scrittura che quando Dio creò il cielo e la terra e chiamò all’esistenza le miriadi di stelle, queste risposero «Eccoci» e brillarono di gioia per Colui che le aveva create (cf. Bar 3,35). Potremmo però dire che l’eccomi più pronto e gioioso fu quello pronunziato da Maria, quando l’angelo le annunziò la sua divina maternità.
«Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te… Hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,28.30-31).