Ad aprile la sua Canonizzazione
di Tarcisio Stramare

La devozione di Giovanni XXIII verso san Giuseppe non era intesa da lui semplicemente come una devozione “personale”. Egli, infatti, non solo la professava pubblicamente, ma all’occasione, fatto Papa, la seppe affermare con gesti concreti di fronte alla Chiesa, per fare comprendere a tutti che la figura e missione di san Giuseppe appartengono al mistero dell’incarnazione e della redenzione e, quindi, coinvolgono tutta la Chiesa.
Nessuna meraviglia, dunque, che nella celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II san Giuseppe venisse ad occupare il suo giusto posto: “Oh, la invocazione; oh, il culto di san Giuseppe a protezione del Concilio Ecumenico Vaticano II! Venerabili fratelli e figlioli diletti di tutto il mondo: è a questo punto che noi desideriamo di condurvi, inviandovi questa Lettera apostolica giusto nel giorno 19 marzo, in cui nella celebrazione di san Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, poteva venire alle nostre anime l’eccitamento a una ripresa straordinaria di fervore, per una partecipazione orante più viva, ardente e continuata alle sollecitudini della santa Chiesa, maestra e madre, docente e dirigente di questo straordinario avvenimento del Concilio Ecumenico XXI e Vaticano II, di cui tutta la pubblica stampa mondiale si occupa con interessamento vivo e con attenzione rispettosa”.